Quattro minuti

Pubblicato il 15 settembre 2026 alle ore 09:18

Quattro minuti

di Iride Zampetti

Per tre giorni la Città è andata avanti di quattro minuti. Non tutta, naturalmente.

La Torre.

Ma è sorprendente quanto basti poco perché un errore, se collocato abbastanza in alto, diventi un punto di riferimento.

Il primo giorno abbiamo protestato.

Il secondo abbiamo cominciato a fare i conti.

«Sono le undici e venti.»
«Della Torre?»
«No, quelle vere.»

Il terzo giorno qualcuno aveva già smesso di precisarlo.

Sono arrivata alla Taverna nel pomeriggio e ho trovato Osvaldo fuori dalla porta. Guardava verso l’alto.

«Che fai?»
«Aspetto.»
«Cosa?»
«Che siano le cinque.»

Ho guardato il mio orologio.
«Sono già le cinque.»
«Per te.»

Non ho chiesto altro.

In piazza, intanto, le persone continuavano a passare sotto la Torre. Alcune alzavano gli occhi. Altre no.
Mi sono chiesta quante avessero spostato le lancette dei propri orologi e quante, invece, avessero semplicemente spostato qualcosa nella testa.

Quattro minuti non sono molti.
Non bastano per leggere un giornale. Forse bastano per bere un caffè, se non è troppo caldo. Bastano sicuramente per perdere un autobus, ma qui autobus non ne passano abbastanza da poter costruire una teoria.

Poi, venerdì mattina, hanno sistemato l’orologio.
Alle dieci la Torre segnava le dieci.
Nessuno avrebbe dovuto avere nulla da ridire.
E invece, davanti alla bottega del fornaio, un uomo guardò verso l’alto, poi il proprio polso.

«È indietro», disse.
«No. Adesso è giusto.»

L’uomo guardò di nuovo la Torre.
Non sembrava convinto.

Per qualche giorno ci eravamo lamentati di quattro minuti sbagliati.
Quando ce li hanno restituiti, qualcuno ha avuto l’impressione di averli persi.

 


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