Guai e Achille, “Il peso delle cose leggere”

Pubblicato il 23 gennaio 2026 alle ore 13:55

Il peso delle cose leggere

Achille era seduto di traverso sulla sedia, una gamba a cavalcioni e lo sguardo perso verso la porta. Guai girava lentamente il cucchiaino nel bicchiere, senza zucchero, come se stesse cercando qualcosa sul fondo.

Achille: «Hai mai notato che le cose leggere sono sempre le più difficili da portare?»

Guai (senza alzare gli occhi): «Tipo?»

Achille: «Le promesse. Le scuse. Le parole dette a metà.»

Guai: «Quelle non sono leggere. Sono solo invisibili finché non ti cadono addosso.»

 

Achille sorrise appena, poi batté le nocche sul tavolo.

Achille: «Io, per esempio, ne ho lasciata una in giro anni fa. Una promessa. Non so nemmeno a chi.»

Guai: «Allora non era una promessa. Era un’illusione con le gambe corte.»

Achille: «Sei sempre così incoraggiante.»

Guai: «No. Sono pratica. Le promesse vere sanno dove andare. Tornano a cercarti.»

 

Un rumore di piatti dalla cucina. La Taverna respirava piano.

Achille: «E se tornano quando non sei più lo stesso?»

Guai (alzando finalmente lo sguardo): «Allora vuol dire che non cercavano te. Cercavano il coraggio che avevi quel giorno.»

 

Rimasero in silenzio. Fuori, qualcuno passò sotto la finestra.

Achille: «Sai che ti dico? Quasi quasi ordino un’altra birra. Per alleggerirmi.»

Guai: «Attento. Le cose leggere sono pericolose.»