Il peso delle cose leggere
Achille era seduto di traverso sulla sedia, una gamba a cavalcioni e lo sguardo perso verso la porta. Guai girava lentamente il cucchiaino nel bicchiere, senza zucchero, come se stesse cercando qualcosa sul fondo.
Achille: «Hai mai notato che le cose leggere sono sempre le più difficili da portare?»
Guai (senza alzare gli occhi): «Tipo?»
Achille: «Le promesse. Le scuse. Le parole dette a metà.»
Guai: «Quelle non sono leggere. Sono solo invisibili finché non ti cadono addosso.»
Achille sorrise appena, poi batté le nocche sul tavolo.
Achille: «Io, per esempio, ne ho lasciata una in giro anni fa. Una promessa. Non so nemmeno a chi.»
Guai: «Allora non era una promessa. Era un’illusione con le gambe corte.»
Achille: «Sei sempre così incoraggiante.»
Guai: «No. Sono pratica. Le promesse vere sanno dove andare. Tornano a cercarti.»
Un rumore di piatti dalla cucina. La Taverna respirava piano.
Achille: «E se tornano quando non sei più lo stesso?»
Guai (alzando finalmente lo sguardo): «Allora vuol dire che non cercavano te. Cercavano il coraggio che avevi quel giorno.»
Rimasero in silenzio. Fuori, qualcuno passò sotto la finestra.
Achille: «Sai che ti dico? Quasi quasi ordino un’altra birra. Per alleggerirmi.»
Guai: «Attento. Le cose leggere sono pericolose.»
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